Qual è la merce più ambita nel 2019?

È l’attenzione.
Si dice infatti che in questo periodo storico stiamo attraversando quella che viene chiamata “Era dell’attenzione”.

Siamo bombardati di messaggi pubblicitari che vogliono attirare la nostra attenzione per portarci verso un prodotto o servizio.

Volendo uscire dal business, notiamo la stessa cosa su ogni tipo di social.

Siamo alla continua ricerca di attenzione per avere approvazione dalla società.

Lo scopo di ogni post, ogni immagine pubblicata è quella di attirare attenzione su di se, e il riconoscimento ci viene dato attraverso i like.

Più like riceviamo, più ci sentiamo appagati.
Fin qui nulla di eccessivamente criticabile.

Sono scelte.
Per quanto io preferirei avere una parola di approvazione da una persona che stimo piuttosto che 100 like da sconosciuti, ci sono molte persone che la pensano all’opposto.

A ognuno il suo.
La scimmia pensa, la scimmia fa.

Il problema nasce quando si porta questa logica all’interno del business.

Quando si è sul mercato con un prodotto o servizio, la tua approvazione che devi ricevere dal mercato è una sola: il bonifico in entrata.

Se una persona sceglie di pagarti per il prodotto che vendi o il servizio che offri, vuol dire che ti sta dimostrando la sua approvazione per quanto fai e dici.

Essere a caccia di like sui social come prima e unica preoccupazione, non ti da liquidità di cassa.

I like non permettono di pagare gli stipendi ai tuoi collaboratori.
I like non ti permettono di staccare i dividendi della tua azienda.

In gergo tecnico si chiamano “Vanity metrics”.
Non sono completamente inutili, servono a capire il tasso di interazione che hanno i tuoi post con il tuo pubblico.

Ma…basta. Servono solo a quello.
Se poi l’interazione non porta a conversione perché la gente mette i like alle foto con i gattini ma non compra il tuo servizio, stai morendo e pensi invece di essere un figo.

Il problema doppio nasce quando vedo persone, che si definiscono esperte di webmarketing, essere a caccia di questi like senza puntare alla conversione.

Come lo capisco?

Sono sfumature che probabilmente molti di voi non vedono. Ma io si.

Perché non sono l’eroe che meritavate, ma l’eroe di cui avete bisogno.
(Vabbè, la citazione di Jim Gordon nel Cavaliere Oscuro è stata una tentazione troppo forte).

Dicevamo, come lo capisco?

Se vedo un post sponsorizzato su un target ultra specifico come quello degli amministratori di condominio, avere un incremento di oltre 100 like nel giro di 24 ore vuol dire che in realtà la sponsorizzata è aperta a tutti, e non targetizzata.

In sostanza, becchi facilmente molti più like ma di gente assolutamente non in target.

Il risultato che ottieni però è di poter mostrare il tuo bel post che ha un sacco di like e farti grande.

La scimmia pensa, la scimmia fa.

Si, belli i like per carità, ma alla fine questi strisciano la carta di credito o no?

Eeeee sicuramente no, dato che nel tuo pseudo pubblico ci è finita la signora Maria che mette like a tutto quello che gli capita davanti e di professione fa la nonna dei suoi nipotini, di certo non l’amministratore di condominio.

E sapete come faccio a sapere queste cose?

Perché se io nelle mie aziende faccio cazzate simili, bruciando soldi in sponsorizzate che non portano fatturato, poi non pago gli stipendi ai dipendenti e gli devo dire che ho dato tutto al buon Mark (il proprietario di facebook) anziché sfruttare al meglio il budget pubblicitario.

Poi oh, vale lo stesso per i like su instagram.
Se vi soddisfa l’ego avere tanti like senza lo scopo di vendere il vostro servizio, seguite pure queste persone.

La scimmia pensa, la scimmia fa.

Ma se invece come me preferite soddisfare l’ego a suon di bonifici in entrata, allora occhio a chi date la merce più preziosa che avete:
la vostra attenzione.